La brutta, triste storia di Alì-Liston
Inviato: mercoledì 16 agosto 2006, 23:50
Mi dispiace togliere a Mantequilla una risposta, che può comunque dare, aprendo un nuovo topic, ma questo argomento mi ha sempre affascinato. Ne ho scritto su mymag fino alla nausea, ho fatto pure un raccontino pubblicato prima su Boxe Nord Italia e poi su Boxe Ring e sono persino stato a trovare Sonny Liston sulla sua tomba di Las Vegas. Difficilmente riuscirò ad essere breve, e me ne scuso. Dividerò il tutto in 4 sezioni. Se poi volete saperne di più vi consiglio il libro “Il diavolo e Sonny Liston” di Nick Tosches. Si trova in italiano.
LISTON-CLAY I
E’ l’incontro che può sollevare qualche dubbio perché sul secondo dubbi non ne ho, ma anche questo però….Quando l’allora Cassius Clay incontrò a Miami Sonny Liston per il campionato mondiale dei pesi massimi, nessuno pensava seriamente potesse vincere. Liston stesso considerava quel ragazzo arrogante, rumoroso ed egocentrico, un fastidioso moscerino. Già alle operazioni di peso avvennero cose strane. Clay aveva la pressione massima quasi a 200, poi in camera gli tornò a 120, ma appariva fuori di sé completamente. Molti presenti giudicarono avesse una terribile paura e qualcuno arrivò a chiedere che l’incontro non si effettuasse. Una parte ben recitata? Forse.
Quello che avvenne sul ring tutti lo sanno ma ne danno diverse interpretazioni. Vi invito a rivedere il match. Non è vero, come sostengono i tifosi di Clay, che il giovane dominò quell’incontro. Fu un match invece strano, molto, come dire, trattenuto. Non è neppure vero che Liston fosse abbagliato dalla velocità di Clay. Machen, e soprattutto Patterson, erano pugili velocissimi di braccia, eppure Liston non si era lasciato sorprendere, anzi. Ma quella sera Liston era lento. Rischiò di vincere quando Alì chiese ad Angelo Dundee di ritirarsi dicendo che non vedeva più a causa di una sostanza messa apposta sui guantoni di Liston. Dundee, il cui fratello Chris, è bene ricordarlo, aveva buone conoscenze nell’Onorata Società, se ne guardò bene. E’ vero che Clay vinse nettamente il 6° round, ma non fu affatto quella mattanza che qualcuno ciecamente descrive. Nulla che potesse giustificare comunque l’abbandono di Liston come avvenne fra quel round e il settimo. La gente si imbestialì perché nessun campione del mondo dei massimi aveva ceduto la corona più ambita in modo così disonorevole. Liston disse di essere infortunato alla spalla e di non poter proseguire. Era vero, Liston si era infortunato già in allenamento, e quella sostanza entrata negli occhi di Clay non proveniva dai guantoni, ma dalla spalla destra di Liston dove era stata spalmata. Ma vale la pena di ricordare che nell’unica sconfitta subita da Liston prima di quella sera, contro Marty Marshall, Liston aveva subito la frattura della mascella all’inizio del match eppure aveva sopportato un dolore lancinante per tutto il match. Si disse che Liston, convinto di non averne bisogno, si fosse allenato pochissimo. Forse. Ma per perdere ne aveva forse bisogno? Quella sera stessa Clay annunciò la sua appartenenza ai Musulmani Neri e comunicò al mondo di ripudiare il suo nome da schiavo per assumere quello di Muhammad Alì. Vale la pena di aggiungere che lo sparring abituale di Liston gli chiese perché avesse buttato l’incontro. Liston gli rispose che se avesse fatto diversamente non sarebbe stato lì a parlare con lui.
ALI’-LISTON II
E’ il famoso incontro del “pugno fantasma” che invece fantasma non fu affatto perchè nei filmati si vede chiaramente il corto gancio destro che Alì portò al volto di Liston nel primo round. Ma si vede anche chiaramente che non è un colpo decisivo, per di più portato da un uomo che è stato un grande pugile, ma non è mai stato un picchiatore, tanto più da un colpo solo. E contro un Liston che aveva tranquillamente incassato i pugni di picchiatori come Cleveland Williams. Eppure su quel gancio destro Liston crollò, tra l’altro in modo innaturale, al tappeto come se avesse toccato i flili dell’alta tensione. E’ il momento della famosa foto di Alì che lo insulta, il che secondo me indica chiaramente come Alì sapesse benissimo di averlo appena toccato. Walcott avrebbe dovuto iniziare a contare solo dopo avere accompagnato il riluttante Alì all’angolo neutro. Liston si rialzò e Walcott fece riprendere. Fu Nat Fleischer a comunicare a Walcott che si era andati oltre il 10 e a convincerlo a fermare il match. Cosa c’entrasse lui nessuno ha mai potuto spiegarlo. Liston e i suoi neppure accennarono a una protesta mentre la gente urlava all’imbroglio. Ma perché tutto questo? Sono recentemente circolate voci fantasiose sul fatto che Liston fsose terrorizzato dall’essere centrato da una pallottola che avrebbe dovuto uccidere Alì. Fantascienza. Non erano invece fantascienza le minacce di morte che Liston aveva subito e che l’avevano molto scosso nonostante la sua esperienza nel crimine specializzato. Minacce di cui la polizia era a conoscenza. E poi quel match, già rinviato per infortunio di Alì, che nessuno voleva , tanto da finire a Lewiston, un campionato del mondo dei massimi in una arena di periferia! E pensare che nonostante Miami Liston era ancora favorito in questo secondo match. Si è molto detto sul ruolo che i Musulmani Neri avrebbero giocato in questa vicenda, ma credibile, e non necessariamente in opposizione, anche la teoria sulla percentuale di cui Liston ( o chi per lui) avrebbe goduto sulle borse seguenti di Alì. Curiosa la notizia della tremenda sfuriata che Geraldine Liston avrebbe fatto al marito negli spogliatoi dopo l’incontro. Forse leggenda, forse no.
L’America decise di scopare la polvere sotto il tappeto e far finta di nulla. Ma chi c’era e chi sapeva di boxe aveva capito. Scelsero il silenzio e ancora oggi questo argomento fa rizzare il pelo. Non fu certamente per caso che Liston fu messo al bando tanto da dover riprendere a combattere in Svezia. E quando Alì rifiutò il Vietnam e gli tolsero il titolo, Liston non fu inserito nel torneo di successione che laureò Jimmy Ellis. Per usare una espressione cara agli americani nessuno avrebbe più comprato da lui un auto usata.
LA MORTE DI LISTON
Geraldine Liston, moglie amatissima, e cornificatissima, di Sonny, ritornò precipitosamente da New York a Las Vegas nelle feste d’inizio anno del 1971, preoccupata perché il marito non rispondeva al telefono. Non poteva più farlo il povero Sonny. La moglie lo trovò cadavere e già in decomposizione nella loro casa. L'inchiesta accertò che Liston era morto probabilmente per overdose. Nelle muscolose braccia del pugile fu trovato un mnuscolo buco. La sostanza era eroina. Nessuno ci ha mai creduto più di tanto. Liston aveva un terrore folle, una vera paranoia, per qualsiasi ago, non si sarebbe fatto mai, e neppure fatto fare, una iniezione. Se poi gliela avessero fatta a forza era un altro paio di maniche. Liston aveva lasciato la boxe mesi prima dopo un’ultima vittoria contro Chuck Wepner, un pugile che avrebbe anche lui attraversato la strada di Alì. Si era giocato molto del suo e si era messo a “lavorare” nel “recupero crediti” e nello spaccio. Ambienti da cui è facile uscire con i piedi in avanti. Tornò a farsi spazio la tesi delle percentuali: Alì era tornato e le borse vertiginose. E nessuno si sarebbe certo disperato per la scomparsa di un testimone scomodo. Liston aveva ufficialmente 39 anni, in realtà una età probabilmente fra i 43 e i 45.
CONCLUSIONI
Charles Sonny Liston, uno dei più spaventosi e temuti pesi massimi della storia, non era uno stinco di santo, ma neppure il diavolo che fu tanto comodo dipingere. Era il prodotto di una spaventosa segregazione razziale, di una ignoranza imposta e di una violenza che aveva percorso la sua vita dalla sua famiglia da bambino alla malavita da adolescente. Ma aveva aspetti positivi che fu comodo non riconoscergli. Solo Geraldine e il prete Padre Stevens, che gli insegnò almeno a firmare, lo rispettarono e gli vollero bene. Troppo poco. Quando vinse il campionato del mondo da cuil l’avevano a lungo tenuto lontano Liston si aspettava il trionfo, a Filadelfia, dove allora viveva. All’aeroporto si trovò solo, non l’aspettava nessuno. Non lo rispettò neppure Alì che lo irrideva, lui figlio della piccola borghesia nera, lui che aveva studiato.Perché poi irriderlo? Nella sua rozza semplicità Liston avrebbe voluto fare qualcosa per i bambini , non essere più guardato con orrore dalla gente perbene. Non glielo permisero. Ripeto, non era un angelo Liston, ma riuscirono ad arrestarlo pure perché guidava troppo troppo lentamente in un parco pubblico! Ricordo la sua foto in un libro di Roberto Fazi. Seduto su una panca di una centrale di polizia, lo sguardo triste, un cappello fuori moda anche all’epoca, il viso di un uomo molto più vecchio della sua età. Con quegli occhi, scriveva Fazi, non si può essere un delinquente, al massimo un povero diavolo.
Con questo spirito sono andato due volte nello spazio di 10 giorni a cercare la sua tomba in un cimitero di Las Vegas. Un caldo infernale, il sibilo degli aerei che scendono al vicinissimo aeroporto. Sonny è sepolto vicino ai bambini. Una piccola lastra di metallo su una erba miracolosamente verde. Il nome, le date e la scritta, semplice “A man”, un uomo. Niente altro, neppure un fiore. Trovandomi lì ho sentito di doverci andare. Per dire alla sua anima che per me è stato un campione e sì, un uomo.
LISTON-CLAY I
E’ l’incontro che può sollevare qualche dubbio perché sul secondo dubbi non ne ho, ma anche questo però….Quando l’allora Cassius Clay incontrò a Miami Sonny Liston per il campionato mondiale dei pesi massimi, nessuno pensava seriamente potesse vincere. Liston stesso considerava quel ragazzo arrogante, rumoroso ed egocentrico, un fastidioso moscerino. Già alle operazioni di peso avvennero cose strane. Clay aveva la pressione massima quasi a 200, poi in camera gli tornò a 120, ma appariva fuori di sé completamente. Molti presenti giudicarono avesse una terribile paura e qualcuno arrivò a chiedere che l’incontro non si effettuasse. Una parte ben recitata? Forse.
Quello che avvenne sul ring tutti lo sanno ma ne danno diverse interpretazioni. Vi invito a rivedere il match. Non è vero, come sostengono i tifosi di Clay, che il giovane dominò quell’incontro. Fu un match invece strano, molto, come dire, trattenuto. Non è neppure vero che Liston fosse abbagliato dalla velocità di Clay. Machen, e soprattutto Patterson, erano pugili velocissimi di braccia, eppure Liston non si era lasciato sorprendere, anzi. Ma quella sera Liston era lento. Rischiò di vincere quando Alì chiese ad Angelo Dundee di ritirarsi dicendo che non vedeva più a causa di una sostanza messa apposta sui guantoni di Liston. Dundee, il cui fratello Chris, è bene ricordarlo, aveva buone conoscenze nell’Onorata Società, se ne guardò bene. E’ vero che Clay vinse nettamente il 6° round, ma non fu affatto quella mattanza che qualcuno ciecamente descrive. Nulla che potesse giustificare comunque l’abbandono di Liston come avvenne fra quel round e il settimo. La gente si imbestialì perché nessun campione del mondo dei massimi aveva ceduto la corona più ambita in modo così disonorevole. Liston disse di essere infortunato alla spalla e di non poter proseguire. Era vero, Liston si era infortunato già in allenamento, e quella sostanza entrata negli occhi di Clay non proveniva dai guantoni, ma dalla spalla destra di Liston dove era stata spalmata. Ma vale la pena di ricordare che nell’unica sconfitta subita da Liston prima di quella sera, contro Marty Marshall, Liston aveva subito la frattura della mascella all’inizio del match eppure aveva sopportato un dolore lancinante per tutto il match. Si disse che Liston, convinto di non averne bisogno, si fosse allenato pochissimo. Forse. Ma per perdere ne aveva forse bisogno? Quella sera stessa Clay annunciò la sua appartenenza ai Musulmani Neri e comunicò al mondo di ripudiare il suo nome da schiavo per assumere quello di Muhammad Alì. Vale la pena di aggiungere che lo sparring abituale di Liston gli chiese perché avesse buttato l’incontro. Liston gli rispose che se avesse fatto diversamente non sarebbe stato lì a parlare con lui.
ALI’-LISTON II
E’ il famoso incontro del “pugno fantasma” che invece fantasma non fu affatto perchè nei filmati si vede chiaramente il corto gancio destro che Alì portò al volto di Liston nel primo round. Ma si vede anche chiaramente che non è un colpo decisivo, per di più portato da un uomo che è stato un grande pugile, ma non è mai stato un picchiatore, tanto più da un colpo solo. E contro un Liston che aveva tranquillamente incassato i pugni di picchiatori come Cleveland Williams. Eppure su quel gancio destro Liston crollò, tra l’altro in modo innaturale, al tappeto come se avesse toccato i flili dell’alta tensione. E’ il momento della famosa foto di Alì che lo insulta, il che secondo me indica chiaramente come Alì sapesse benissimo di averlo appena toccato. Walcott avrebbe dovuto iniziare a contare solo dopo avere accompagnato il riluttante Alì all’angolo neutro. Liston si rialzò e Walcott fece riprendere. Fu Nat Fleischer a comunicare a Walcott che si era andati oltre il 10 e a convincerlo a fermare il match. Cosa c’entrasse lui nessuno ha mai potuto spiegarlo. Liston e i suoi neppure accennarono a una protesta mentre la gente urlava all’imbroglio. Ma perché tutto questo? Sono recentemente circolate voci fantasiose sul fatto che Liston fsose terrorizzato dall’essere centrato da una pallottola che avrebbe dovuto uccidere Alì. Fantascienza. Non erano invece fantascienza le minacce di morte che Liston aveva subito e che l’avevano molto scosso nonostante la sua esperienza nel crimine specializzato. Minacce di cui la polizia era a conoscenza. E poi quel match, già rinviato per infortunio di Alì, che nessuno voleva , tanto da finire a Lewiston, un campionato del mondo dei massimi in una arena di periferia! E pensare che nonostante Miami Liston era ancora favorito in questo secondo match. Si è molto detto sul ruolo che i Musulmani Neri avrebbero giocato in questa vicenda, ma credibile, e non necessariamente in opposizione, anche la teoria sulla percentuale di cui Liston ( o chi per lui) avrebbe goduto sulle borse seguenti di Alì. Curiosa la notizia della tremenda sfuriata che Geraldine Liston avrebbe fatto al marito negli spogliatoi dopo l’incontro. Forse leggenda, forse no.
L’America decise di scopare la polvere sotto il tappeto e far finta di nulla. Ma chi c’era e chi sapeva di boxe aveva capito. Scelsero il silenzio e ancora oggi questo argomento fa rizzare il pelo. Non fu certamente per caso che Liston fu messo al bando tanto da dover riprendere a combattere in Svezia. E quando Alì rifiutò il Vietnam e gli tolsero il titolo, Liston non fu inserito nel torneo di successione che laureò Jimmy Ellis. Per usare una espressione cara agli americani nessuno avrebbe più comprato da lui un auto usata.
LA MORTE DI LISTON
Geraldine Liston, moglie amatissima, e cornificatissima, di Sonny, ritornò precipitosamente da New York a Las Vegas nelle feste d’inizio anno del 1971, preoccupata perché il marito non rispondeva al telefono. Non poteva più farlo il povero Sonny. La moglie lo trovò cadavere e già in decomposizione nella loro casa. L'inchiesta accertò che Liston era morto probabilmente per overdose. Nelle muscolose braccia del pugile fu trovato un mnuscolo buco. La sostanza era eroina. Nessuno ci ha mai creduto più di tanto. Liston aveva un terrore folle, una vera paranoia, per qualsiasi ago, non si sarebbe fatto mai, e neppure fatto fare, una iniezione. Se poi gliela avessero fatta a forza era un altro paio di maniche. Liston aveva lasciato la boxe mesi prima dopo un’ultima vittoria contro Chuck Wepner, un pugile che avrebbe anche lui attraversato la strada di Alì. Si era giocato molto del suo e si era messo a “lavorare” nel “recupero crediti” e nello spaccio. Ambienti da cui è facile uscire con i piedi in avanti. Tornò a farsi spazio la tesi delle percentuali: Alì era tornato e le borse vertiginose. E nessuno si sarebbe certo disperato per la scomparsa di un testimone scomodo. Liston aveva ufficialmente 39 anni, in realtà una età probabilmente fra i 43 e i 45.
CONCLUSIONI
Charles Sonny Liston, uno dei più spaventosi e temuti pesi massimi della storia, non era uno stinco di santo, ma neppure il diavolo che fu tanto comodo dipingere. Era il prodotto di una spaventosa segregazione razziale, di una ignoranza imposta e di una violenza che aveva percorso la sua vita dalla sua famiglia da bambino alla malavita da adolescente. Ma aveva aspetti positivi che fu comodo non riconoscergli. Solo Geraldine e il prete Padre Stevens, che gli insegnò almeno a firmare, lo rispettarono e gli vollero bene. Troppo poco. Quando vinse il campionato del mondo da cuil l’avevano a lungo tenuto lontano Liston si aspettava il trionfo, a Filadelfia, dove allora viveva. All’aeroporto si trovò solo, non l’aspettava nessuno. Non lo rispettò neppure Alì che lo irrideva, lui figlio della piccola borghesia nera, lui che aveva studiato.Perché poi irriderlo? Nella sua rozza semplicità Liston avrebbe voluto fare qualcosa per i bambini , non essere più guardato con orrore dalla gente perbene. Non glielo permisero. Ripeto, non era un angelo Liston, ma riuscirono ad arrestarlo pure perché guidava troppo troppo lentamente in un parco pubblico! Ricordo la sua foto in un libro di Roberto Fazi. Seduto su una panca di una centrale di polizia, lo sguardo triste, un cappello fuori moda anche all’epoca, il viso di un uomo molto più vecchio della sua età. Con quegli occhi, scriveva Fazi, non si può essere un delinquente, al massimo un povero diavolo.
Con questo spirito sono andato due volte nello spazio di 10 giorni a cercare la sua tomba in un cimitero di Las Vegas. Un caldo infernale, il sibilo degli aerei che scendono al vicinissimo aeroporto. Sonny è sepolto vicino ai bambini. Una piccola lastra di metallo su una erba miracolosamente verde. Il nome, le date e la scritta, semplice “A man”, un uomo. Niente altro, neppure un fiore. Trovandomi lì ho sentito di doverci andare. Per dire alla sua anima che per me è stato un campione e sì, un uomo.

