I titoli lineari
Inviato: martedì 24 novembre 2015, 21:45
Voglio avviare una discussione sui cosiddetti titoli "lineari", quelli che, in mancanza di un titolo mondiale unico per categoria, sono individuati ricostruendo la linea di trasmissione del titolo mondiale originario o, più verosimilmente, del titolo mondiale riunificato da un pugile riconosciuto come campione mondiale unico. E' ormai da diverso tempo che ho rilevato un "bug" nel concetto di titolo lineare, e il recente match tra Cotto e Alvarez, oltre ad avermelo confermato, mi ha indotto a parlarne in questa sede. Ho notato che il titolo mondiale lineare perde credibilità passando di mano in mano. Questo succede perché chi lo detiene si comporta come un qualunque campione di sigla, non come un campione mondiale: evita i rivali più scomodi e affronta i pugili inseriti nel ranking dell'ente di cui detiene il titolo. Insomma, difende solo la fetta di titolo in suo possesso, non certo il titolo mondiale "platonico" che gli è accreditato.
Ci sono due casi emblematici: uno è quello di Cotto, fino a sabato scorso campione lineare dei pesi medi per aver battuto Martinez che aveva battuto Pavlik che aveva battuto Taylor che aveva battuto Hopkins, che aveva a suo tempo riunificato interamente il titolo mondiale dei pesi medi. Cotto è uno che difende il titolo mondiale dei pesi medi imponendo allo sfidante un limite di peso di una libbra superiore a quello dei superwelter. Tutto questo mentre Golovkin riunifica tre titoli di sigla affrontando chiunque abbia il coraggio di sfidarlo.
Il secondo caso è quello di Adonis Stevenson, campione lineare dei pesi mediomassimi per aver battuto Dawson che aveva battuto Hopkins che aveva battuto Pascal che aveva battuto Dawson in un match al vertice della categoria. Mentre Kovalev riunifica tre titoli di sigla dei mediomassimi, affrontando e battendo tra gli altri anche un Hopkins ancora considerato come la terza forza della categoria, Stevenson traccheggia incontrando rivali di secondo piano e differendo la resa dei conti con il russo.
Ora, so bene che queste cose succedevano anche al tempo dei titoli unici: mi vengono in mente i casi di Patterson e Lesnevich, campioni delle rispettive categorie malgrado l'evidente superiorità di Liston nel primo caso e dei vari Marshall, Bivins, Charles e Moore nel secondo; ma allora c'erano almeno delle classifiche ufficiali che stabilivano la gerarchia degli sfidanti, e pazienza se i manager trovavano spesso il modo di aggirarle. Oggi, invece, il campione mondiale si comporta da semplice campione di sigla, e talvolta neanche quello, come dimostra la rinuncia di Cotto al titolo WBC. Mi e vi chiedo: non sarebbe forse meglio considerare campioni mondiali i pugili che riunificano almeno tre dei quattro titoli di sigla maggiori?
Ci sono due casi emblematici: uno è quello di Cotto, fino a sabato scorso campione lineare dei pesi medi per aver battuto Martinez che aveva battuto Pavlik che aveva battuto Taylor che aveva battuto Hopkins, che aveva a suo tempo riunificato interamente il titolo mondiale dei pesi medi. Cotto è uno che difende il titolo mondiale dei pesi medi imponendo allo sfidante un limite di peso di una libbra superiore a quello dei superwelter. Tutto questo mentre Golovkin riunifica tre titoli di sigla affrontando chiunque abbia il coraggio di sfidarlo.
Il secondo caso è quello di Adonis Stevenson, campione lineare dei pesi mediomassimi per aver battuto Dawson che aveva battuto Hopkins che aveva battuto Pascal che aveva battuto Dawson in un match al vertice della categoria. Mentre Kovalev riunifica tre titoli di sigla dei mediomassimi, affrontando e battendo tra gli altri anche un Hopkins ancora considerato come la terza forza della categoria, Stevenson traccheggia incontrando rivali di secondo piano e differendo la resa dei conti con il russo.
Ora, so bene che queste cose succedevano anche al tempo dei titoli unici: mi vengono in mente i casi di Patterson e Lesnevich, campioni delle rispettive categorie malgrado l'evidente superiorità di Liston nel primo caso e dei vari Marshall, Bivins, Charles e Moore nel secondo; ma allora c'erano almeno delle classifiche ufficiali che stabilivano la gerarchia degli sfidanti, e pazienza se i manager trovavano spesso il modo di aggirarle. Oggi, invece, il campione mondiale si comporta da semplice campione di sigla, e talvolta neanche quello, come dimostra la rinuncia di Cotto al titolo WBC. Mi e vi chiedo: non sarebbe forse meglio considerare campioni mondiali i pugili che riunificano almeno tre dei quattro titoli di sigla maggiori?