D'Amato & Patterson vs Carbo & Liston...
Inviato: martedì 30 luglio 2013, 15:30
Il periodo più torbido e oscuro nella storia dei pesi massimi è il decennio che va dal 1955 (ritiro di Rocky Marciano) al 1965 (secondo incontro tra Alì e Liston). Della doppia sfida tra Clay-Alì e l'Orso Cattivo conosciamo ormai tutte le interpretazioni che si sono affastellate nel corso degli anni, senza peraltro dare alcuna certezza (anzi, confondendo ulteriormente le idee, ammesso che ciò sia possibile). Degli anni dal '55 al '60 (o giù di lì) si parla invece molto meno, sebbene siano stati altrettanto foschi. E non "per merito" del solito Carbo, ma per opera di D'Amato.
Mi sembra evidente che D'Amato, negli anni a cavallo tra i '50 e i '60, abbia condizionato i destini della categoria regina molto più pesantemente di quanto sia riuscito a fare Carbo in quello stesso periodo. Lo dimostra il semplice fatto che D'Amato riuscì a portare Patterson sul trono dei massimi e a farcelo rimanere per diversi anni, mentre Liston (e Carbo) si rassegnavano a un lungo periodo di anticamera.
Si racconta che D'Amato abbia tenuto Patterson lontano da Liston perché non intendeva avere rapporti con la mafia. A parte il fatto che questa motivazione è palesemente pretestuosa, mi chiedo perché D'Amato abbia avuto lo stesso atteggiamento nei confronti di quei pugili che non avevano legami dimostrati con la malavita.
Tra l'altro, se volessimo essere maliziosi (ma neanche tanto), noteremmo subito che diversi incontri di quegli anni ebbero esiti quantomeno sospetti; esiti che favorirono smaccatamente D'Amato.
Il pareggio tra Folley e Machen nel 1958, per esempio. Quel match avrebbe dovuto eleggere lo sfidante ufficiale di Patterson. Il pareggio era l'unico risultato che consentisse al campione di evitare entrambi i pugili. Fortuna? Può darsi, ma dobbiamo riconoscere che, in termini probabilistici, la possibilità di un pareggio era davvero remota...
Il match tra Machen e Johansson nello stesso anno, in Svezia. Machen era diventato sfidante ufficiale, ma D'Amato preferiva che Patterson affrontasse Johansson. Così, Machen andò a rischiare la propria qualifica di sfidante al titolo nella tana del rivale, subendo un KO apparentemente autentico. Anche in questo caso, comunque, D'Amato ottenne ciò che voleva.
Cosa voleva D'Amato? Una trilogia con Johansson. Perché? Per differire quanto più possibile la resa dei conti con Liston. Personalmente, immagino che Johansson abbia ricevuto più o meno questa proposta: "Noi facciamo in modo che tu diventi sfidante ufficiale. Non solo: ti facciamo anche vincere il titolo. Poi, però, dovrai perdere la rivincita e il "rubber match" successivo". Per un pugile che proveniva dalla periferia (anzi, dai sobborghi) del boxing mondiale, un'offerta simile era irrinunciabile, e valeva bene un compromesso con l'orgoglio. D'altra parte, mi sono sempre chiesto: perché mai D'Amato, per evitare un pugile tecnico e scorbutico come Machen, gettò Patterson tra le braccia di un picchiatore grezzo ma letale come Johansson? Insomma, si era fatto un gran parlare della volontà di evitare i grossi colpitori... L'unica spiegazione, a mio modo di vedere, è che la trilogia fosse già accomodata. Voi obietterete che un incontro combinato non si conclude prima del limite, mentre i tre match tra Patterson e Johansson furono altrettanti KO, peraltro conditi da vari atterramenti. Io potrei rispondere che la maggior parte degli incontri sospettati di combine si concluda per KO, a cominciare dallo storico match tra Johnson e Willard. Ma Bonaccorso, a questo proposito, potrà tirarmi un orecchio e dirmi: "Hai detto una sciocchezza!".
Direi che, comunque la si pensi, le coincidenze che tornarono a favore di D'Amato furono decisamente troppe per essere tali. E Carbo? Carbo, in tutto questo, fa la figura del novellino.
Il "pio" D'Amato, l'uomo che non voleva intrattenere rapporti con la mafia, era a sua volta un furbacchione mica da ridere!
Mi sembra evidente che D'Amato, negli anni a cavallo tra i '50 e i '60, abbia condizionato i destini della categoria regina molto più pesantemente di quanto sia riuscito a fare Carbo in quello stesso periodo. Lo dimostra il semplice fatto che D'Amato riuscì a portare Patterson sul trono dei massimi e a farcelo rimanere per diversi anni, mentre Liston (e Carbo) si rassegnavano a un lungo periodo di anticamera.
Si racconta che D'Amato abbia tenuto Patterson lontano da Liston perché non intendeva avere rapporti con la mafia. A parte il fatto che questa motivazione è palesemente pretestuosa, mi chiedo perché D'Amato abbia avuto lo stesso atteggiamento nei confronti di quei pugili che non avevano legami dimostrati con la malavita.
Tra l'altro, se volessimo essere maliziosi (ma neanche tanto), noteremmo subito che diversi incontri di quegli anni ebbero esiti quantomeno sospetti; esiti che favorirono smaccatamente D'Amato.
Il pareggio tra Folley e Machen nel 1958, per esempio. Quel match avrebbe dovuto eleggere lo sfidante ufficiale di Patterson. Il pareggio era l'unico risultato che consentisse al campione di evitare entrambi i pugili. Fortuna? Può darsi, ma dobbiamo riconoscere che, in termini probabilistici, la possibilità di un pareggio era davvero remota...
Il match tra Machen e Johansson nello stesso anno, in Svezia. Machen era diventato sfidante ufficiale, ma D'Amato preferiva che Patterson affrontasse Johansson. Così, Machen andò a rischiare la propria qualifica di sfidante al titolo nella tana del rivale, subendo un KO apparentemente autentico. Anche in questo caso, comunque, D'Amato ottenne ciò che voleva.
Cosa voleva D'Amato? Una trilogia con Johansson. Perché? Per differire quanto più possibile la resa dei conti con Liston. Personalmente, immagino che Johansson abbia ricevuto più o meno questa proposta: "Noi facciamo in modo che tu diventi sfidante ufficiale. Non solo: ti facciamo anche vincere il titolo. Poi, però, dovrai perdere la rivincita e il "rubber match" successivo". Per un pugile che proveniva dalla periferia (anzi, dai sobborghi) del boxing mondiale, un'offerta simile era irrinunciabile, e valeva bene un compromesso con l'orgoglio. D'altra parte, mi sono sempre chiesto: perché mai D'Amato, per evitare un pugile tecnico e scorbutico come Machen, gettò Patterson tra le braccia di un picchiatore grezzo ma letale come Johansson? Insomma, si era fatto un gran parlare della volontà di evitare i grossi colpitori... L'unica spiegazione, a mio modo di vedere, è che la trilogia fosse già accomodata. Voi obietterete che un incontro combinato non si conclude prima del limite, mentre i tre match tra Patterson e Johansson furono altrettanti KO, peraltro conditi da vari atterramenti. Io potrei rispondere che la maggior parte degli incontri sospettati di combine si concluda per KO, a cominciare dallo storico match tra Johnson e Willard. Ma Bonaccorso, a questo proposito, potrà tirarmi un orecchio e dirmi: "Hai detto una sciocchezza!".
Direi che, comunque la si pensi, le coincidenze che tornarono a favore di D'Amato furono decisamente troppe per essere tali. E Carbo? Carbo, in tutto questo, fa la figura del novellino.
Il "pio" D'Amato, l'uomo che non voleva intrattenere rapporti con la mafia, era a sua volta un furbacchione mica da ridere!