Frezza vs Abis: altra rissa
Inviato: sabato 29 giugno 2013, 2:05
Racconto l'episodio della rissa per chi non l'avesse visto.
Il match tra Luciano Abis e Gianluca Frezza è appena finito. I due pugili sono al centro del ring, in attesa di un verdetto che si fa attendere più del dovuto. L'allenatore di Abis, Fabrizio Cappai (padre di Manuel Cappai, pugile dilettante e nazionale italiano), sale sul ring e comincia a discutere animatamente con Gianluca Frezza e il suo entourage. Il pugile campano appare dapprima perplesso; quindi, ha un moto di reazione verso l'allenatore del pugile avversario. E' in quel momento che la rissa deflagra in tutta la propria violenza. Fabrizio Cappai è una furia: colpisce ripetutamente e manda al tappeto un addetto che interviene per sedare lo scontro sul nascere; tenta di lanciarsi sui propri avversari ma viene trattenuto e frenato da tre uomini che, non senza fatica, riescono a fermarlo. Intanto, nel volgere di pochi secondi, il ring si è popolato di esagitati che si muovono in ogni direzione come uno sciame impazzito e fuori controllo. Fortunatamente, le due fazioni avverse vengono faticosamente confinate nei due angoli opposti del ring, così che non possano scontrarsi nuovamente. In un clima surreale, si procede finalmente alla lettura dei cartellini, che premiano il campione in carica Gianluca Frezza con un dubbio verdetto di Split Decision. Abis gesticola platealmente per contestare il verdetto, mentre Frezza scambia ulteriori convenevoli con alcuni spettatori. L'inciviltà contagia tutti, dai protagonisti al pubblico, senza risparmiare nessuno. L'abominio cui abbiamo assistito stasera ci conferma che il pugilato italiano è morto, non solo perché la Federazione l'ha fatto morire di fame, ma anche perché i protagonisti ne hanno smarrito i valori cardinali. Mi auguro che Fabrizio Cappai venga radiato, come dovevano essere radiati Gianluca Branco e il maestro (maestro di cosa?) Massai dopo Riva del Garda. Mi auguro pure che Sportitalia dia un ultimatum alla Lega Pro, esigendo provvedimenti esemplari a salvaguardia di un prodotto ormai improponibile. Abbiamo raschiato il fondo fino a consumarlo: o si cambia, o l'abolizione dell'attività professionistica in Italia diventa la più caritatevole delle soluzioni.
Il match tra Luciano Abis e Gianluca Frezza è appena finito. I due pugili sono al centro del ring, in attesa di un verdetto che si fa attendere più del dovuto. L'allenatore di Abis, Fabrizio Cappai (padre di Manuel Cappai, pugile dilettante e nazionale italiano), sale sul ring e comincia a discutere animatamente con Gianluca Frezza e il suo entourage. Il pugile campano appare dapprima perplesso; quindi, ha un moto di reazione verso l'allenatore del pugile avversario. E' in quel momento che la rissa deflagra in tutta la propria violenza. Fabrizio Cappai è una furia: colpisce ripetutamente e manda al tappeto un addetto che interviene per sedare lo scontro sul nascere; tenta di lanciarsi sui propri avversari ma viene trattenuto e frenato da tre uomini che, non senza fatica, riescono a fermarlo. Intanto, nel volgere di pochi secondi, il ring si è popolato di esagitati che si muovono in ogni direzione come uno sciame impazzito e fuori controllo. Fortunatamente, le due fazioni avverse vengono faticosamente confinate nei due angoli opposti del ring, così che non possano scontrarsi nuovamente. In un clima surreale, si procede finalmente alla lettura dei cartellini, che premiano il campione in carica Gianluca Frezza con un dubbio verdetto di Split Decision. Abis gesticola platealmente per contestare il verdetto, mentre Frezza scambia ulteriori convenevoli con alcuni spettatori. L'inciviltà contagia tutti, dai protagonisti al pubblico, senza risparmiare nessuno. L'abominio cui abbiamo assistito stasera ci conferma che il pugilato italiano è morto, non solo perché la Federazione l'ha fatto morire di fame, ma anche perché i protagonisti ne hanno smarrito i valori cardinali. Mi auguro che Fabrizio Cappai venga radiato, come dovevano essere radiati Gianluca Branco e il maestro (maestro di cosa?) Massai dopo Riva del Garda. Mi auguro pure che Sportitalia dia un ultimatum alla Lega Pro, esigendo provvedimenti esemplari a salvaguardia di un prodotto ormai improponibile. Abbiamo raschiato il fondo fino a consumarlo: o si cambia, o l'abolizione dell'attività professionistica in Italia diventa la più caritatevole delle soluzioni.