Pagina 1 di 1
"Quando il Cobra prese la mangusta"...
Inviato: martedì 23 aprile 2013, 15:20
da Dinamita
Ho letto ieri un articolo interessantissimo su un match che nessuno - a parte gli spettatori presenti - ha visto, dato che non fu filmato: il terzo incontro tra Ezzard Charles e Archie Moore, quello in cui Charles, il "Cobra", mise KO Moore, la "Mangusta". L'articolo è lunghissimo ed è scritto in inglese; cercherò di pubblicare in seguito una traduzione sintetica per chi non fosse in grado o non avesse voglia di tradurlo.
Ecco il link:
http://thecruelestsport.com/2013/03/05/ ... hie-moore/
Re: "Quando il Cobra prese la mangusta"...
Inviato: martedì 23 aprile 2013, 15:42
da Dinamita
In particolare, mi ha colpito la citazione di un episodio che non conoscevo. L'episodio in questione è quello della morte di Sam Baroudi, un ventenne di Akron che morì dopo essere stato messo KO da Charles. Secondo l'autore dell'articolo, che deve avere attinto ad altre fonti, Charles fu molto scosso da quella tragedia, e meditò seriamente di ritirarsi per tornare al lavoro di meccanico, ma fu poi dissuaso dal padre di Baroudi, che lo rassicurò e lo convinse a continuare l'attività. L'autore dell'articolo scrive che, a seguito della morte di Baroudi, Charles non fu più lo stesso: perse l'aggressività e il furore agonistico che l'avevano fino ad allora contraddistinto, e che tanto piacevano alle platee; divenne un pugile guardingo, elusivo, cerebrale, tanto da inimicarsi lo stesso pubblico che l'aveva amato. Conquistò e difese il titolo mondiale con prestazioni che non piacquero agli appassionati, tanto da non essere mai accettato come degno successore di Joe Louis. Fu infine rivalutato solo in seguito alle gagliarde battaglie con Rocky Marciano, nelle quali Charles parve tornare ad essere il pugile di un tempo.
Vorrei sentire il parere di Bonaccorso, che ha scritto nel libro "Gong! - Una storia dei pesi medi e dei pesi massimi" di come lo stile guardingo di Charles avesse suscitato la disapprovazione degli appassionati. Stando a questo articolo, Charles avrebbe avuto un'esperienza simile a quella vissuta da Emile Griffith con Benny Paret. Anche Griffith, infatti, non fu più altrettanto aggressivo dopo aver provocato la morte del cubano.
Re: "Quando il Cobra prese la mangusta"...
Inviato: martedì 23 aprile 2013, 16:32
da Dinamita
La traduzione.
"Cosa pensi di lasciargli mettere un paio di buoni colpi e portarlo così ad aprirsi? Quando cercherà di insistere, probabilmente trascurerà di tenere coperto il mento, per una volta, e sarà allora che tu lo inchioderai".
Quando sedette sullo sgabello in attesa dell'ottavo round, il 13 gennaio 1948, alla Cleveland Arena, Ezzard Charles assimilò quelle parole. Davanti a lui, nell'altro angolo, stava Archie Moore, un uomo che, un giorno, avrebbe lasciato il ring con più KO di qualsiasi altro pugile fosse mai esistito. Era un'impresa rischiosa, tentare d'irretire la Mangusta, ma Charles era piuttosto nervoso. La sua collera era montata al termine del settimo round: aveva sentito che Moore l'aveva intenzionalmente colpito dopo il "gong".
La posta in gioco era alta - o, almeno, così speravano i protagonisti -, poiché la NBA aveva promesso un'occasione mondiale al vincitore del match. Nessuno, però, sapeva quanto realistica fosse quella prospettiva, perché il campione Gus Lesnevich aveva già rifiutato un certo numero di proposte per mettere in palio il titolo contro l'uno e l'altro pugile.
Charles e Moore si erano già incontrati due volte sui dieci round. La prima volta fu il 20 maggio 1946, a Pittsburgh. Moore era salito sul ring come sfidante ufficiale al titolo, ma fu Charles a proporre le azioni migliori, guadagnandosi così una vittoria decisiva al fine di conquistare la prima posizione nel ranking. Quando i due tornarono a incontrarsi un anno dopo, il 5 maggio 1947, a Cincinnati (la città di Charles), il match match fu più equilibrato, ma Charles mantenne la propria posizione in classifica dopo aver atterrato Moore con un body-shot nell'ottavo round, così da guadagnarsi un verdetto non unanime.
Lesnevich era a bordo ring, e disse, dopo il combattimento, che avrebbe affrontato Charles, Moore o chiunque altro il suo manager avrebbe scelto. Ma, quando fu incalzato circa una sostanziosa offerta che si diceva fosse stata avanzata dai promoters di Cincinnati Sam e Benny Becker, Lesnevich evitò ulteriori commenti.
Il campione aveva difeso il proprio titolo nel febbraio del 1947, fermando Billy Fox in dieci round. Altamente pubblicizzato sulla base di un brillante ma sospetto record da imbattuto, e gestito dal famigerato "Blinky" Palermo, Fox era dato per favorito, ma perse pressoché tutti i round. Non c'erano stati reclami per una rivincita; ma, quando Fox "fermò" LaMotta in quattro vergognose riprese al Madison Square Garden, in novembre, il manager di Lesnevich, Joe Vella, scavalcò Charles e Moore, e sottoscrisse un accordo per una rivincita con Fox.
(Continua)
Re: "Quando il Cobra prese la mangusta"...
Inviato: martedì 23 aprile 2013, 17:43
da Dinamita
A Cleveland, il promoter Larry Atkins era furente, e si appellò alla NBA perché bloccasse la rivincita tra Lesnevich e Fox. Atkins, che stava promuovendo il match tra Charles e Moore, aveva pensato che il vincitore di questo incontro avrebbe avuto la prima possibilità di affrontare Lesnevich. Non appena l'accordo per Fox fu sottoscritto, Atkins inviò subito un furente messaggio e Vella: "E' ora che qualcuno alzi la voce, e io intendo fare proprio questo in questa sorta di furfanteria alla quale tu stai prendendo parte!". Atkins annunciò che, se Lesnevich non avesse accettato in anticipo di difendere il titolo contro il vincitore del match tra Charles e Moore, la Cleveland Boxing Commission avrebbe riconosciuto questo stesso match come valevole per il titolo mondiale. In risposta alle rivendicazioni di Atkins, Fred Saddy, presidente della NBA, affermò di non vedere alcuna ragione per destituire Lesnevich, e che sarebbe stato "ridicolo" riconoscere Charles vs Moore come un mondiale. Saddy aggiunse tuttavia che la NBA avrebbe affrontato la questione nel successivo convegno.
Insoddisfatto per la posizione della NBA, Atkins pubblicò una comunicazione nel "Cleveland Plain Dealer", affermando di essere "certo che il vincitore di questo incontro (quello tra Charles e Moore, ndr) sarebbe stato internazionalmente riconosciuto a tempo debito come l'unico campione, perché Lesnevich non avrebbe MAI affrontato né CHARLES né MOORE! Gli eventi confermeranno la mia convinzione".
Mentre le organizzazioni, i promoters e i manager litigavano, Charles e Moore si preparavano alla battaglia. Sfavorito per 5 a 2 nei pronostici, Moore non aveva più perso dal tempo dell'ultima sconfitta con Charles, e si diceva fosse più preparato di quanto fosse stato nei due incontri precedenti. Secondo Charlie Johnston, manager del pugile, Moore era stato troppo sicuro di vincere, e non si era quindi allenato "come avrebbe dovuto". Per rinforzare ulteriormente le credenziali del proprio pugile, Johnston rivelò che Moore aveva "sdraiato" lo sfidante al titolo dei pesi massimi, Elmer "Violent" Ray (l'ultimo ad aver battuto Charles), durante una recente sessione di sparring.
Il ventiseienne Charles era stato continuamente impegnato da quando era rientrato dal servizio militare, dopo la seconda guerra mondiale. In ventidue incontri dalla ripresa della sua carriera, la sconfitta con Ray - una controversa Split Decision - era stata l'unica. Charles era un pugile veloce e potente, dotato di uno stile che piaceva alle folle e dell'istinto di andare per il KO quando si presentasse l'opportunità. Le sue ultime due esibizioni a Cleveland - le due vittorie per KO su Fitzie Fitzpatrick e sull'idolo locale Jimmy Bivins - era state battaglie infuocate, poiché Charles aveva accettato la battaglia con due picchiatori.
(Continua)
Re: "Quando il Cobra prese la mangusta"...
Inviato: martedì 23 aprile 2013, 19:50
da Dinamita
Il KO di Bivins alla Cleveland Arena sottolineò quanto fosse temerario lo stile di combattimento di Charles a quel tempo. Concedendo quasi quattordici libbre al pugile che la maggior parte degli appassionati pensavano fosse la minaccia più seria per Joe Louis, Charles assalì Bivins con slancio fin dall'inizio. Charles fu scosso pesantemente nel secondo round e fu stordito nuovamente all'inizio del terzo; ma, proprio quando Bivins aveva apparentemente preso il controllo, Charles stese per il conto finale il più grosso avversario con un destro sensazionale.
Mettere KO Moore, tuttavia, era una questione diversa. Trentunenne, veterano di oltre cento battaglie, Moore era un pugile guardingo come sempre e ancora vicino alla migliore forma fisica. Con le flessioni sul tronco, il mento ben protetto, l'abitudine a combattere sul piede posteriore, era abile a offrire un bersaglio elusivo quando portava pressione, preparandosi a scagliare colpi devastanti.
Moore, come Charles, aveva già combattuto a Cleveland, ma erano passati diversi anni da quando i locali l'avevano visto per l'ultima volta. Residente fuori dalla California in quella fase della sua carriera, Moore era un nomade della boxe, e cercava opportunità "on the road" per indirizzare la propria carriera verso un incontro mondiale. Aveva aspettato per anni, salvo poi scivolare dietro Charles nel ranking. Ora aveva la possibilità di riprendersi la prima posizione e, sperabilmente, di forzare la mano a Lesnevich.
Una folla di 8334 spettatori confluì nell'Arena (non proprio i 10000 che Atkins aveva sperato, ma comunque una platea molto buona per un match tra due pugili non del posto). Con due grandi colpitori dagli approcci differenti, fu un combattimento veloce ma tattico, nel quale Charles portava pressione, ma badando sempre di non cadere in una delle trappole di Moore.
(Continua)
Re: "Quando il Cobra prese la mangusta"...
Inviato: martedì 23 aprile 2013, 20:21
da Dinamita
I primi due round andarono a Charles in forza di diversi destri, anche se Charles fu scosso nel secondo da un destro all'orecchio. Body-puncher determinato, Charles fu penalizzato dall'arbitro Jackie Davis nel terzo e nel quarto round per avere colpito basso con il sinistro, ma Moore, più attivo di quanto fosse stato all'inizio dell'incontro, si aprì con il gancio e avrebbe potuto comunque vincere quelle riprese.
Charles salì di livello nel quinto round, colpendo con entrambe le mani e costringendo Moore sulla difensiva. Era una tattica pericolosa, attaccare un potente incontrista, ma Charles mantenne l'iniziativa nel sesto e mise brevemente in diffcoltà l'avversario nel settimo, prima che Moore rispondesse violentemente con un potente colpo d'incontro verso la fine del round. Alimentando la crescente intensità del match, Moore assestò un colpo dopo la campana, irritando Charles e preparando il terreno per uno straordinario finale.
Se le circostanze fossero state differenti, se davvero il titolo mondiale fosse stato in palio, se le telecamere della televisione fossero state presenti, se i giornalisti da New York e oltre fossero stati a bordoring, ciò che accadde di seguito avrebbe sicuramente trovato spazio tra i momenti più memorabili nella storia della boxe. Ezzard Charles gettò un altro sguardo attraverso il ring, in direzione di Archie Moore; avrebbe preparato la più temeraria delle trappole, mettendosi in pericolo e lasciandosi prendere da Moore?
Charles ponderò per un momento l'audace piano del proprio angolo, prima di annuire. Sì, l'avrebbe fatto.
(Continua)
Re: "Quando il Cobra prese la mangusta"...
Inviato: martedì 23 aprile 2013, 22:32
da Dinamita
Due minuti dell'ottavo round erano passati, quando Moore trovò la traccia. Fu un colpo abbastanza buono da far sanguinare la bocca di Charles, e un seguente gancio sinistro picchiò sull'orecchio dell'uomo di Cincinnati, con un duro destro che entrava per completare l'opera. Appoggiandosi alle corde, Charles sembrò traballare per la forza del colpo. Quando la folla si alzò, Moore caricò, aspettandosi di poter scaricare una salva definitiva. Con la trappola perfettamente pronta, Charles si raddrizzò e mise a segno un brutale gancio sinistro seguito da un largo destro, che colpì la mascella dell'impreparato Moore; la forza del colpo fu tale da fare volare il suo paradenti. Moore cadde sulle ginocchia per poi rovesciarsi sulla schiena. Provò a rialzarsi ma fu contato "out" mentre tentava disperatamente di aggrapparsi alla corda inferiore. Passarono almeno venti secondi, prima che si fosse rialzato, e anche allora si reggeva solo grazie all'aiuto dei propri uomini d'angolo.
Ci fu un gran parlare, a Cleveland, su quanto era accaduto. Com'era suo costume, Charles sorrise soltanto, e riconobbe che non aveva mai visto Moore così forte, e che aveva avuto bisogno di attuare la propria tattica, per batterlo. Atkins era ovviamente contentissimo, come il manager di Charles, Jake Mintz, che, avendo proclamato il proprio pugile come il più grande colpitore al mondo, dichiarò entusiasta: "Portateci Gus Lesnevich! Portateci Joe Louis!".
Ma, con Lesnevich impegnato ad affrontare Fox una seconda volta e Louis in trattative per una rivincita con Jersey Joe Walcott, la strada verso il titolo non appariva agevole.
Volendo mantenersi impegnato, Charles accettò un incontro a Chicago con un talentuoso ventenne di Akron, di nome Sam Baroudi, il 20 febbraio 1948. Il giovane veniva dalla distruzione in due round del picchiatore Bob Satterfield, il mese precedente, e l'incontro era molto atteso tra gli appassionati di Windy City.
Charles combatté con la solita pericolosità: colpiva duro al corpo, prendeva dei rischi salvo sfuggire al momento opportuno, e non mostrava alcuna pietà nelle ultime riprese, quando l'avversario cominciava a calare. Messo KO nel decimo round, Baroudi fu colto da convulsioni sul tappeto, prima di essere portato negli spogliatoi su di una barella. Nello spogliatoio contiguo, Charles veniva visto camminare avanti e indietro; la sua voce tremava, subito dopo la morte del suo avversario. Qualche ora dopo, Baroudi sarebbe morto di emorragia cerebrale.
Uomo mite e riflessivo, Charles non riusciva ad accettare quanto era accaduto. Secondo il suo allenatore Jimmie Brown, voleva lasciare la boxe e tornare all'antico lavoro di meccanico. Ma continuò a combattere dopo essere stato convinto a farlo dal padre di Baroudi.
Il clamore per una possibilità mondiale nei mediomassimi continuò; Mintz informò il management di Lesnevich del fatto che Charles avrebbe accettato un incontro per il mondiale "in qualsiasi posto, in qualsiasi data e a qualsiasi condizione". Ma l'offerta fu ignorata. Invece, Lesnevich firmò per affrontare Freddie Mills in un match estivo, a Londra. Dopo che Mills vinse, le speranze furono dissipate ulteriormente, poiché Ted Broadribb, manager dell'inglese, annunciò che il nuovo campione non era interessato a incontrare Charles.
L'articolo continua, raccontando del passaggio di Charles nei massimi e delle sue sfide con Walcott e Marciano, ma la parte che più m'interessava termina qui.
Re: "Quando il Cobra prese la mangusta"...
Inviato: mercoledì 24 aprile 2013, 23:06
da Bonix
grazie per la segnalazione anche il sito è molto interessante !!!
Re: "Quando il Cobra prese la mangusta"...
Inviato: mercoledì 24 aprile 2013, 23:16
da Bonaccorso
Posso confermare che con la morte di Baroudi le cose stanno più o meno così. C'è però da tenere presente anche un altro fatto e cioè che da peso massimo Charles faceva meno male. Molti lo considerano il più grande mediomassimo della storia, credo che al giorno d'oggi con i mastodonti che ci sono in giro forse rimarrebbe al limite delle 175 libbre. Una cosa curiosa ma che non c'entra con il pugilato: era massone.
Re: "Quando il Cobra prese la mangusta"...
Inviato: mercoledì 24 aprile 2013, 23:50
da Dinamita
Sì, avevo letto anche questa curiosità nel tuo libro, se non ricordo male.
Che strano destino, quello di Charles: da "re senza corona" applaudito ed amato a "re con la corona" misconosciuto e rinnegato, per poi tornare ad essere applaudito ed amato nella sconfitta (con Marciano). Un paradosso vivente, confermato dal fatto - anch'esso paradossale - di essere stato il miglior mediomassimo di sempre senza essersi mai laureato campione mondiale in quella categoria.
La carriera da mediomassimo di Charles è fenomenale: quattro vittorie su quattro con Archie Moore, tre su quattro con Jimmy Bivins, due su tre con Lloyd Marshall e cinque su cinque con Joey Maxim (tra mediomassimi e massimi).
Credo che l'avversario più duro sia stato Marshall, che lo mise KO all'ottavo round di un primo match, atterrandolo la bellezza di otto volte (!). Marshall fu l'unico a mettere KO Charles da mediomassimo. Io ho visto il match di rivincita, e Charles mi sembrò inizialmente in soggezione, quasi intimorito, tanto che fu subito atterrato in apertura. Poi, con il passare delle riprese, assunse il controllo e mise KO Marshall nel sesto round. Marshall era un picchiatore forte come un toro, ma non conosceva varianti tattiche e non aveva grandi capacità difensive. Batté nove campioni mondiali, ma non diventò mai campione a propria volta. Charles vinse anche la bella, per KO al secondo round.