Quello sollevato da Mirko è un problema reale, ma secondo me non il più grave della boxe italiana.
Per provare a sintetizzare all'estremo, secondo me il problema più grave è che non c'è nessuno che ci crede, che abbia l'insieme di passione e competenza necessarie per realizzare le imprese necessarie a rilanciare il movimento.
Prendiamo l'esempio della Germania: 15-20 anni fa il pugilato in Germania era morto, letteralmente.
Poi, tra gli altri, un paio di signori di nome Kohl e Sauerland si sono messi di buzzo buono e hanno provato ad immaginare un piano di medio e lungo periodo, usando come pionieri pugili non certo entusiasmanti come i signori Maske o Rocchigiani.
Poi sono stati tesserati ed affiliati pugili di nazionalità estera, che hanno trovato in Germania condizioni favorevoli per allenarsi ed in cambio hanno riempito le palestre: Dariusz Michalczewski è polacco, mica tedesco.
Si è costruita la carriera di pugili con avversari magari comodi, i soliti Tom, Dick e Harry, ma non i materassi dell'est europeo, pseudo calciatori di nome Zoltan, Lajos e Dimitri. Poi si è cominciato ad ingaggiare avversari sul viale del tramonto ma dal passato glorioso, che potevano fare da buoni collaudatori e che potevano dare un po' di lustro al record.
Intanto la televisione comincia ad accorgersi, si creano appuntamenti con cadenze regolari, un calendario degli incontri (quello che ancora predicava sulle colonne di Boxering 15 anni fa il compianto Umberto Branchini).
Ed ecco l'occasione: riescono ad ingaggiare Charles Williams e a farlo sfidare da Maske per il titolo dei mediomassimi. Maske, che non è un fenomeno, è mancino e non picchia (un mancino che non picchia, e come lo venderesti in America??), ma è un signor tecnico, strappa il verdetto e fa il miracolo. Ti inanella una interminabile serie di vittorie con pugili di medio calibro, però serve a creare il personaggio, che viene intervistato in tv, sul quale vengono girati documentari, che danno modo di capire che il pugilato è uno sport duro ma non per questo deve essere popolato da gente necessariamente rozza.
Arriva la sconfitta contro il campione Hill, però ecco che subito la Germania si vendica con Michalczewski, nel frattempo diventato per tutti "la tigre".
Nascono i mondiali fatti in casa con Rocchigiani, con palazzetti pieni fino all'orlo e tv che fanno a gara per prendersi i diritti. Nascono le palestre, nascono le colonie anche rivali, e nel frattempo le palestre si riempiono sempre di più...di tedeschi? Molto più di turchi, ungheresi, ucraini. Toh, gli ucraini...tra questi due fratelli scultorei, Wladimir e Vitali che faranno soldi a palate ben oltre il loro reale valore (comunque buono).
Va beh, il resto è storia. Ed è il risultato di un piano di lungo periodo, di un INVESTIMENTO.
Qui in Italia: la colpa è delle tv che non ci credono, dei soldi che non ci sono, della stampa che non segue, della mancanza del pugile icona che può servire per trascinare i ragazzi nelle palestre, del calcio che tutto risucchia.....ma c'è qualcuno che crede davvero a questo sport e che è disposto a porre le basi per risultati che si vedranno magari tra vent'anni?
No. Noi italiani non abbiamo la mentalità del lungo periodo, noi prendiamo quello che c'è da prendere adesso: pochi, maledetti e subito.
Ci eravamo anche noi creati i nostri titoletti casalinghi (qualcuno ricorda la WBU e le sue pagliacciate?) e buoni pugili come Piccirillo, Duran, o Branco

venivano spacciati in prima serata su Raidue come campioni del mondo. Succedeva nel 2000, non trent'anni fa. Ma anche lì la voglia di arraffare fece strafare e i risultati si sono visti.
In Italia, il periodo d'oro era fatto di atleti che erano bambini nell'immediato dopoguerra, che avevano fame almeno grande quanto i loro sogni.
Oggi la fame non c'è come allora, per fortuna, e i tempi sono cambiati almeno per noi italiani. Ma c'è un sacco di gente, un sacco di ragazzoni marocchini, nigeriani, atleticamente dotati che nessuno ha voglia di portare in palestra per vedere se per caso...ma no, molto meglio stare qua a litigare per decidere se farli entrare o meno (quando sono già dentro) o per dargli il voto, in questo paese di finte promesse.
L'Italia aveva un patrimonio pugilistico invidiabile un tempo, poi è stato dilapidato. Colpa del benessere? Solo in parte. Più probabilmente colpa del fatto che i "figli" professionali dei grandi Branchini, Sabbatini, Spagnoli non sono mai nati o hanno preferito fare altro.
Bisogna ricominciare da capo, bisogna investire energie tempo ed entusiasmo: non pensate che la gente preferirebbe vedere Aurino contro Cantatore, invece che mettere Aurino di fronte a un pugile vero una volta ogni 3 anni e Cantatore a parlare con l'arbitro ogni volta che l'avversario (valido o meno che sia) lo colpisce? Certo, nel breve forse si fa qualche euro in più così. Ma siamo già al fondo della bottiglia. E per come stanno le cose, non me lo vedo proprio nei prossimi cinque anni un pugile promettente a spasso con una Velina di Striscia.
Scusate, ogni tanto perdo il dono della sintesi. Spero, almeno non del tutto, quello dell'obiettività.
Alex