Il Mitico Palalido Degli Anni '70
Inviato: venerdì 16 marzo 2007, 11:20
Sono entrato da poco nel Forum e questo è la prima “discussione” che apro. Non avrei mai potuto scegliere argomento migliore di questo, anzi il mio obiettivo è proprio quello di confrontare e scambiare con molti di voi tanti ricordi ed emozioni che ci legano al mitico Palalido di quel periodo.
Ho voluto specificare “anni ‘70” in quanto è assolutamente in quella decade che questo impianto sportivo milanese ha raggiunto l’apice della sua attività e questo non solo perché, fino al 1974, fosse l’unico esistente nella metropoli lombarda, ma soprattutto per la qualità del pugilato che ha ospitato e che lo ha nobilitato.
Prima di ogni altra cosa desidero esprimere la mia grande nostalgia nel ripensare a quella straordinaria atmosfera che avvolgeva e inebriava ogni serata trascorsa in piazza Stuparich, nulla a che vedere con le riunioni di oggi anche se farcite di mondiali o europei o comunque di grandi matches. Sarà stato forse quel periodo, dove tutto veniva vissuto con molta più passionalità, saranno stati magari i grandi ed unici personaggi che calcavano quelle scene (e non mi riferisco assolutamente solo ai pugili), saranno stati appunto la qualità media e la quantità degli atleti di quel tempo decisamente superiori a quelli di oggi … io non so cosa abbia determinato l’irripetibilità, a prescindere, di quelle serate … so solo, ed è una magnifica sensazione, che chiunque abbia avuto la fortuna di attraversare quell’epoca, come me ne è rimasto per sempre rapito. E la creazione di questo argomento ha proprio l’obiettivo di farvi riprovare, insieme a me, con la mente e con l’anima il maggior numero di brividi possibili. Poi ci sarà tempo e modo per risvegliarsi.
Cominciamo adesso a fare qualche nome dando, come credo sia doveroso, la precedenza a chi creava e gestiva le serate. Ecco i “nostri” eroi.
*Umberto Branchini, detto “il cardinale” (indiscutibilmente il re del Palalido) e suo figlio Giovanni, i quali, in quanto managers di professione, si sono avvalsi di alcuni preziosissimi amici-collaboratori che hanno siglato quelle riunioni: Egidio Tana (il più competente e continuo), il loro nipote/cugino Bruno Branchini (il più “spettacolare” e generoso), Tonino Ardito, Tony Girardello e Mario Ebranati;
*Gianni Scuri (legato in particolare alle colonie dei bresciani Gatti e Mariani);
*Plutarco Chiesa (legato alla scuderia di Gigi e Fausto de’ Molinari);
*Gianni Vignati;
*I grandi Rodolfo Sabbatini e Renzo Spagnoli, che cito per ultimi solo perché, in quanto romani di provenienza e principali antagonisti dei Branchini, erano da considerare come “intrusi” ed infatti la loro frequenza è stata minore rispetto a quella degli altri già citati … ma non per questo lo spettacolo era assolutamente inferiore.
Veniamo adesso invece ai pugili che hanno immancabilmente infiammato le platee, iniziando dai campioni iridati o continentali o perlomeno, in ordine rigorosamente sparso, ad alcuni di questi:
Germano Valsecchi (il più amato/odiato, comunque il “personaggio” per eccellenza), Lorenzo Zanon (lo “stile” nei pesi massimi), Franco Udella (suo il record di presenze di pubblico il 04/04/1975 quando conquistò il primo titolo mondiale Wbc assoluto nella storia dei minimosca battendo per dsq 12 il messicano Valentin Martinez che venne squalificato perché reo di aver colpito il sardo sotto la cintura), Tonino Puddu (uno dei più spettacolari), Rocky Mattioli (semplicemente il migliore), Miguel Angel Castellini e Vito Antuofermo (il primo iridato nei medi jr., del secondo sappiamo tutto), Mate Parlov (campione del mondo dei mediomassimi, sconfitto in una delle sue apparizioni in un “8 round” dal magnifico Matthew Saad Muhammad anche lui pluri iridato), Natale Vezzoli (miracolo europeo nei piuma) etc.; ma come non menzionare pure alcuni rappresentanti di due altre fattispecie di boxeur, le promesse ed i mestieranti: per i primi impossibile non ricordare per esempio Antonio Chiodoni, Giacinto Franzolin, Giovan Battista Capretti, Vincenzo Quero, Aristide Pizzo, Eupremio Epifani, Donato Romano, Sulley Shittu etc.; mentre per i secondi scelgo, sempre in ordine casuale, Heleno Ferreira, Giuseppe Agate, Luciano Lanfranchi, Walter Guarneri, Filippo Belvedere, Paul Ikumapay, i fratelli Dante e Gabriele Lazzari, etc.
Quello che però faceva la differenza era come ho già detto l’atmosfera che vigeva in quell’epoca, e quest’ultima era certamente creata da alcuni personaggi (pugili a parte) che la rendevano irresistibile, tanto che l’appuntamento al Palalido era praticamente settimanale, per lo più il venerdì, ed era sempre seguito con un buonissimo riscontro di pubblico. Anche qua vietato non fare qualche nome:
*Bruno Zambarbieri, detto “Raffa”, per lui dico, a chi non l’ho visto, che è stata un’autentica fortuna avere la possibilità di vedere di persona i suoi “show” (nel senso buono del termine). Piccoletto, di corporatura esile, buonissima competenza pugilistica, e, purtroppo negli ultimi anni della sua carriera, praticamente non vedente e nonostante ciò comunque agguerritissimo all’angolo su e giù per quella scaletta, incapace di capire chi avesse preso o invece messo a segno quel colpo perchè solo percepito a livello sonoro. Mitica la sua espressione in dialetto milanese pronunciata centinaia di volte con la sua inconfondibile voce roca ai suoi collaboratori durante gli incontri: “chi l’è che l’ha purtà el dester, l’è sta el me o che l’alter” … breve pausa di riflessione ed una volta non udita nessuna risposta riprendeva con “ù capì, el savevi mi, l’è stà l’alter, el me a ia chapa tut i dester” (che tradotto in italiano significava: “chi ha portato il destro, è stato il mio o l’altro? … ho capito, lo sapevo io, è stato l’altro, il “mio” li prende tutti i destri”); ora, come facesse poi a capire che si trattava di un destro e non di un sinistro questo non l’ho mai capito, il problema è che difficilmente sbagliava, e forse proprio per la sua grande preparazione tecnica e straordinaria esperienza. E per avere la piena conferma di tutto ciò basta citare il fatto che Umberto Branchini, forse il più grande di tutti, sia stato introdotto e “svezzato” al suo ingresso nell’ambiente pugilistico proprio da “Raffa”. Credo che questo la dica tutta sul suo valore.
*Arnaldo Tagliatti, ex campione italiano dei gallo e sfidante di Gino Bondavalli al titolo europeo, non raggiungeva nemmeno il metro e sessanta di altezza, protagonista di accese battaglie verbali con arbitri, pubblico, avversari e soprattutto protagonista dello spettacolo più buffo in assoluto quando gli capitava di trovarsi all’angolo di un mediomassimo o massimo, alto magari 30 o 40 cm in più di lui. Prova ne sia che anche il cinema si impadronì di questa scena facendola sua, purtroppo però non sono in grado di fornirvi il titolo della pellicola perché non lo ricordo. Celebre infine l’uso da parte sua delle dita delle mani: univa il medio e l’indice (calcolate che due dita delle sue equivalevano a quattro di quelle di una persona normale) e iniziava a colpire i suoi interlocutori con la stessa efficacia dei “pugni rotanti” di Mazinga, il tutto spesso accompagnato dalla sua espressione più usata “balabrocca” che voleva significare “ sei l’ultimo della classe”. Infatti Luigi Malabrocca (e non quindi Balabrocca come diceva lui storpiandone il nome) è stato per anni la maglia nera del Giro d’Italia nell’immediato dopoguerra, quindi l’ultimo arrivato nella classifica finale.
*Gigi de’ Molinari, assicuratore di professione, delizioso compagno di tavolate, serate e viaggi, grandissima passione per il pugilato, tanto grande che è stato senza ombra di dubbio il più feroce contestatore di arbitri e giudici della storia del Palalido.
Non c’è stato praticamente incontro perso al termine del quale lui non si infuriasse, tanto da tenere tutti in apprensione per la paura che il suo cuore, già sofferente, si ribellasse e lo punisse. Ma comunque sempre nello spirito di quel periodo, senza cioè mai trascendere nella volgarità o nella violenza, insomma alla fine uno spettacolo nello spettacolo già previsto ed incluso nel prezzo del biglietto.
Ok, per adesso mi fermo qui, spero di aver reso il più possibile l’idea di ciò che si provava in quel “catino”, spero anche abbiate ben compreso che quello che ha fatto la differenza non sia stata tanto la quantità delle emozioni vissute (non basterebbero mille pagine per menzionarle tutte) ma la qualità di queste. Ho infatti il timore che sia troppo difficile trasferirle a chi, tra di voi, non ha avuto la fortuna di provarle in prima persona.
Adesso comunque tocca a voi, via con i vostri ricordi! Vi aspetto numerosi.
A presto.
Ho voluto specificare “anni ‘70” in quanto è assolutamente in quella decade che questo impianto sportivo milanese ha raggiunto l’apice della sua attività e questo non solo perché, fino al 1974, fosse l’unico esistente nella metropoli lombarda, ma soprattutto per la qualità del pugilato che ha ospitato e che lo ha nobilitato.
Prima di ogni altra cosa desidero esprimere la mia grande nostalgia nel ripensare a quella straordinaria atmosfera che avvolgeva e inebriava ogni serata trascorsa in piazza Stuparich, nulla a che vedere con le riunioni di oggi anche se farcite di mondiali o europei o comunque di grandi matches. Sarà stato forse quel periodo, dove tutto veniva vissuto con molta più passionalità, saranno stati magari i grandi ed unici personaggi che calcavano quelle scene (e non mi riferisco assolutamente solo ai pugili), saranno stati appunto la qualità media e la quantità degli atleti di quel tempo decisamente superiori a quelli di oggi … io non so cosa abbia determinato l’irripetibilità, a prescindere, di quelle serate … so solo, ed è una magnifica sensazione, che chiunque abbia avuto la fortuna di attraversare quell’epoca, come me ne è rimasto per sempre rapito. E la creazione di questo argomento ha proprio l’obiettivo di farvi riprovare, insieme a me, con la mente e con l’anima il maggior numero di brividi possibili. Poi ci sarà tempo e modo per risvegliarsi.
Cominciamo adesso a fare qualche nome dando, come credo sia doveroso, la precedenza a chi creava e gestiva le serate. Ecco i “nostri” eroi.
*Umberto Branchini, detto “il cardinale” (indiscutibilmente il re del Palalido) e suo figlio Giovanni, i quali, in quanto managers di professione, si sono avvalsi di alcuni preziosissimi amici-collaboratori che hanno siglato quelle riunioni: Egidio Tana (il più competente e continuo), il loro nipote/cugino Bruno Branchini (il più “spettacolare” e generoso), Tonino Ardito, Tony Girardello e Mario Ebranati;
*Gianni Scuri (legato in particolare alle colonie dei bresciani Gatti e Mariani);
*Plutarco Chiesa (legato alla scuderia di Gigi e Fausto de’ Molinari);
*Gianni Vignati;
*I grandi Rodolfo Sabbatini e Renzo Spagnoli, che cito per ultimi solo perché, in quanto romani di provenienza e principali antagonisti dei Branchini, erano da considerare come “intrusi” ed infatti la loro frequenza è stata minore rispetto a quella degli altri già citati … ma non per questo lo spettacolo era assolutamente inferiore.
Veniamo adesso invece ai pugili che hanno immancabilmente infiammato le platee, iniziando dai campioni iridati o continentali o perlomeno, in ordine rigorosamente sparso, ad alcuni di questi:
Germano Valsecchi (il più amato/odiato, comunque il “personaggio” per eccellenza), Lorenzo Zanon (lo “stile” nei pesi massimi), Franco Udella (suo il record di presenze di pubblico il 04/04/1975 quando conquistò il primo titolo mondiale Wbc assoluto nella storia dei minimosca battendo per dsq 12 il messicano Valentin Martinez che venne squalificato perché reo di aver colpito il sardo sotto la cintura), Tonino Puddu (uno dei più spettacolari), Rocky Mattioli (semplicemente il migliore), Miguel Angel Castellini e Vito Antuofermo (il primo iridato nei medi jr., del secondo sappiamo tutto), Mate Parlov (campione del mondo dei mediomassimi, sconfitto in una delle sue apparizioni in un “8 round” dal magnifico Matthew Saad Muhammad anche lui pluri iridato), Natale Vezzoli (miracolo europeo nei piuma) etc.; ma come non menzionare pure alcuni rappresentanti di due altre fattispecie di boxeur, le promesse ed i mestieranti: per i primi impossibile non ricordare per esempio Antonio Chiodoni, Giacinto Franzolin, Giovan Battista Capretti, Vincenzo Quero, Aristide Pizzo, Eupremio Epifani, Donato Romano, Sulley Shittu etc.; mentre per i secondi scelgo, sempre in ordine casuale, Heleno Ferreira, Giuseppe Agate, Luciano Lanfranchi, Walter Guarneri, Filippo Belvedere, Paul Ikumapay, i fratelli Dante e Gabriele Lazzari, etc.
Quello che però faceva la differenza era come ho già detto l’atmosfera che vigeva in quell’epoca, e quest’ultima era certamente creata da alcuni personaggi (pugili a parte) che la rendevano irresistibile, tanto che l’appuntamento al Palalido era praticamente settimanale, per lo più il venerdì, ed era sempre seguito con un buonissimo riscontro di pubblico. Anche qua vietato non fare qualche nome:
*Bruno Zambarbieri, detto “Raffa”, per lui dico, a chi non l’ho visto, che è stata un’autentica fortuna avere la possibilità di vedere di persona i suoi “show” (nel senso buono del termine). Piccoletto, di corporatura esile, buonissima competenza pugilistica, e, purtroppo negli ultimi anni della sua carriera, praticamente non vedente e nonostante ciò comunque agguerritissimo all’angolo su e giù per quella scaletta, incapace di capire chi avesse preso o invece messo a segno quel colpo perchè solo percepito a livello sonoro. Mitica la sua espressione in dialetto milanese pronunciata centinaia di volte con la sua inconfondibile voce roca ai suoi collaboratori durante gli incontri: “chi l’è che l’ha purtà el dester, l’è sta el me o che l’alter” … breve pausa di riflessione ed una volta non udita nessuna risposta riprendeva con “ù capì, el savevi mi, l’è stà l’alter, el me a ia chapa tut i dester” (che tradotto in italiano significava: “chi ha portato il destro, è stato il mio o l’altro? … ho capito, lo sapevo io, è stato l’altro, il “mio” li prende tutti i destri”); ora, come facesse poi a capire che si trattava di un destro e non di un sinistro questo non l’ho mai capito, il problema è che difficilmente sbagliava, e forse proprio per la sua grande preparazione tecnica e straordinaria esperienza. E per avere la piena conferma di tutto ciò basta citare il fatto che Umberto Branchini, forse il più grande di tutti, sia stato introdotto e “svezzato” al suo ingresso nell’ambiente pugilistico proprio da “Raffa”. Credo che questo la dica tutta sul suo valore.
*Arnaldo Tagliatti, ex campione italiano dei gallo e sfidante di Gino Bondavalli al titolo europeo, non raggiungeva nemmeno il metro e sessanta di altezza, protagonista di accese battaglie verbali con arbitri, pubblico, avversari e soprattutto protagonista dello spettacolo più buffo in assoluto quando gli capitava di trovarsi all’angolo di un mediomassimo o massimo, alto magari 30 o 40 cm in più di lui. Prova ne sia che anche il cinema si impadronì di questa scena facendola sua, purtroppo però non sono in grado di fornirvi il titolo della pellicola perché non lo ricordo. Celebre infine l’uso da parte sua delle dita delle mani: univa il medio e l’indice (calcolate che due dita delle sue equivalevano a quattro di quelle di una persona normale) e iniziava a colpire i suoi interlocutori con la stessa efficacia dei “pugni rotanti” di Mazinga, il tutto spesso accompagnato dalla sua espressione più usata “balabrocca” che voleva significare “ sei l’ultimo della classe”. Infatti Luigi Malabrocca (e non quindi Balabrocca come diceva lui storpiandone il nome) è stato per anni la maglia nera del Giro d’Italia nell’immediato dopoguerra, quindi l’ultimo arrivato nella classifica finale.
*Gigi de’ Molinari, assicuratore di professione, delizioso compagno di tavolate, serate e viaggi, grandissima passione per il pugilato, tanto grande che è stato senza ombra di dubbio il più feroce contestatore di arbitri e giudici della storia del Palalido.
Non c’è stato praticamente incontro perso al termine del quale lui non si infuriasse, tanto da tenere tutti in apprensione per la paura che il suo cuore, già sofferente, si ribellasse e lo punisse. Ma comunque sempre nello spirito di quel periodo, senza cioè mai trascendere nella volgarità o nella violenza, insomma alla fine uno spettacolo nello spettacolo già previsto ed incluso nel prezzo del biglietto.
Ok, per adesso mi fermo qui, spero di aver reso il più possibile l’idea di ciò che si provava in quel “catino”, spero anche abbiate ben compreso che quello che ha fatto la differenza non sia stata tanto la quantità delle emozioni vissute (non basterebbero mille pagine per menzionarle tutte) ma la qualità di queste. Ho infatti il timore che sia troppo difficile trasferirle a chi, tra di voi, non ha avuto la fortuna di provarle in prima persona.
Adesso comunque tocca a voi, via con i vostri ricordi! Vi aspetto numerosi.
A presto.