come sempre in questi casi mi dispiace per il defunto e per il suo avversario.
e per la boxe, infine.
per il nostro sport preferito sottoscrivo pratiacamente tutte le vostre parole e l'articolo di vittorio in home page.
pepe ha scritto:è morto anche Pantani
ma lo hanno fatto diventare un eroe
mica sono andati a fondo per scoprire come mai è successo
noooooo, è un eroe, mica come quelli della boxe
a me piace la polemica
e qui sono polemico
D'accordissimo con te: il povero Marco è stato un grande campione dalle orrende amicizie e dalla fragilità immensa. Certo è che nessuno lo ha aiutato nel momento del bisogno. Maradona è andato vicino a fare la stessa fine.
giusto un'altro eroe finto = Maradona
tutti d'accordo che è un grande giocatore
ma i giornalisti, falsi e ridicoli, inventano la mano di dio che ruba un mandiale all'inghilterra
e giudicano altri giocatori falsi disonesti, quando la prova tv li immortala nella caduta o altro
perchè Maradona non è atato immoratlato anche lui
la morale, è la falsità delle cose che si scrive
e il nostro sport del pugilato, ci rimette sempre
Due sono i tipi di conoscenza. O si conosce una materia in prima persona o si sa come trovare le informazioni al riguardo.
Ho letto finalmente l'articolo di Capodacqua su "La Repubblica" e averlo letto mi dispiace per due motivi:
il primo è perché appare su un giornale con il quale sono cresciuto e che leggo da più di vent'anni;
il secondo è perché scritto da un giornalista che sul suo sito conduce una battaglia d'informazione contro il doping, soprattutto nel ciclismo.
Il problema di fondo della critica è tipico di chi non segue per nulla la boxe, e tutto quello che le gira intorno, e utilizza sempre la medesima argomentazione: l'obiettivo della boxe (e di quasi tutti gli sport di contatto) è fare male all'avversario obiettivo che non si rileva negli altri sport.
Tutto giusto peccato però che ci si dimentica che se non si prendono dosi da cavallo di ormoni ed epo nel ciclismo non si arriva neppure in fondo alla prima tappa del Giro d'Italia, nei 100 metri piani corrono più culturisti che atleti, ecc.
Logica conseguenza è che questi sport sono veri e propri inni al doping, doping che è altrettanto o forse più letale di un pugno e soprattutto più scorretto perché non detto esplicitamente.
Peccato che poi i media osannano questi sport e i loro campioni (quoto tutto quel che ha detto Pepe) amplificando al massimo l'opera di seduzione che già di per sè compiono; i risultati (le patologie degli atleti) li vorrei vedere pubblicati annualmente.
Infine, con l'approvazione del recente piano AIBA di lanciare, con l'AIBA LEAGUE, il proprio programma di boxe professionistica, crediamo fermamente che sia per noi tempo di decidere i destini della boxe, non che lo facciano gli altri. Spero vivamente che la stampa e i media siano capaci di vedere la differenza fra lo stile Olimpico e la boxe professionistica, soprattutto nel modo di organizzare le competizioni e di operare per la sicurezza dei pugili
Non ho capito bene quest'ultimo periodo della lettera riportata in home page. Da tutto quello che è scritto prima mi sembrava si condannasse solo l'organizzazione coreana di quella tragica sera, i ritardi nei soccorsi che pare siano stati fatali, la superficialità nel trascurare i sintomi prematch del pugile ecc.
Alla fine si vuole alludere invece ad una contrapposizione fra la boxe dilettantistica e la professionistica.
E che cosa significa veramente, secondo voi, quel " sia per noi tempo di decidere i destini della boxe"?
Secondo me, si vuole sottolineare la differenza esistente, dal punto di vista organizzativo e della tutela sanitaria, tra i grandi eventi dilettantistici e quelli professionistici, soprattutto in certe aree del mondo. Non a caso, in un recentissimo passato ebbe notevoli problemi la federazione indonesiana, nel cui ambito sono avvenute molte disgrazie, ma anche con la Corea non si scherza! Che poi i problemi del pugilato vadano risolti da coloro che ad essi si dedicano quotidianamente e non da altri che se ne interessano solo quando c'é un funerale, mi sembra il minimo! Vorrei ribadire un concetto fondamentale: i parametri psico-fisici richiesti a chi vuole praticare la boxe agonistica (in Italia e negli altri Paesi "avanzati"), impedirebbero a molte persone "normali" di poterlo fare, perché viene pretesa la "perfezione", dono che purtroppo é di pochi. E' sufficiente un parametro "anomalo" a far sì che un aspirante pugile sia "scartato". Ma che ne sanno i giornalisti pugilistici della domenica?
Bonaccorso ha scritto:Leggete come stanno le cose in homepage
Ho letto
ma ora attendo una replica di Falcinelli al sig. Capodacqua
lo deve fare sul nostro giornale "BoxRing", di solito lui ha una pagina dove scrive
vediamo come riesce a gestire questa situazione
sperem ben
Due sono i tipi di conoscenza. O si conosce una materia in prima persona o si sa come trovare le informazioni al riguardo.