L'attacco alla boxe di la Repubblica
Moderatori: Bonaccorso, kinchen, mirko
io non ho scritto a lui ma rivolgendomi ad un eventuale suo responsabile...
ho cercato di far capire che repubblica dovrebbe occuparsi di boxe anche quando l'italia vince 2 medaglie d'oro ai mondiali e non solo quando tyson sbatte contro un palo come hanno sempre fatto (ho citato anche emanuela audisio che non c'entra in questo caso specifico).
ho cercato di far capire che repubblica dovrebbe occuparsi di boxe anche quando l'italia vince 2 medaglie d'oro ai mondiali e non solo quando tyson sbatte contro un palo come hanno sempre fatto (ho citato anche emanuela audisio che non c'entra in questo caso specifico).
La Repubblica non è nei miei itinerari quotidiani.
Nel tardo pomeriggio, ho letto l'invito di Vittorio (che ha fatto benissimo a metterlo in home page!), ed ho comprato il giornale. Inviare una mail era più che doveroso.
Ecco il testo:
Un titolo orrendo, un sottotitolo ancor più esplicativo di orripilante ipocrisia, ed un box d’apertura, pubblicato senza conoscere i contesti dei contenuti e, tanto meno, gli approfondimenti che milioni di appassionati di boxe, hanno saputo portare.
Non c’è che dire, la pagina 52 de “La Repubblica” del 4 gennaio 2008, sviluppata su un articolo che definire infelice e distorcente, rappresenta un eufemismo utile solo allo scopo di rimanere sui parametri dell’educazione, compone l’ennesimo attacco ipocrita, con ambizioni populiste, verso uno sport che ha dignità, valori, ed una storia che non è assolutamente un coacervo di stragi e di devianze.
E’ significativo, che la confezione di questa “violenza alla conoscenza”, porti la firma di Eugenio Capodacqua. Chi lo ha conosciuto e, dopo poco, opportunamente evitato, per la pochezza dei suoi “graffi” sul ciclismo, per il suo continuo attaccare l’atleta come unico responsabile del male che eventualmente lo coinvolge, per quel modo di proporsi a mo’ di editto, nato da un edonismo che scambia per illuminato sapere la superficialità, è portato a dire: “non poteva essere diversamente”.
Capodacqua dovrebbe studiare la boxe, prima di scrivere, nonché provare a capire quanto il “certo pubblico da Colosseo”, non stia attorno ad un ring, ma da qualche altra parte. L’umiltà però, non è nel suo dna, e Repubblica, continuando a pubblicare i suoi “editti”, per l’ennesima volta stupisce in negativo.
Maurizio Ricci
P.S. Per lavoro e incarico professionale, il triste figuro Capodacqua e, con lui, Repubblica, rappresentano purtroppo per me un capitolo......
Nel tardo pomeriggio, ho letto l'invito di Vittorio (che ha fatto benissimo a metterlo in home page!), ed ho comprato il giornale. Inviare una mail era più che doveroso.
Ecco il testo:
Un titolo orrendo, un sottotitolo ancor più esplicativo di orripilante ipocrisia, ed un box d’apertura, pubblicato senza conoscere i contesti dei contenuti e, tanto meno, gli approfondimenti che milioni di appassionati di boxe, hanno saputo portare.
Non c’è che dire, la pagina 52 de “La Repubblica” del 4 gennaio 2008, sviluppata su un articolo che definire infelice e distorcente, rappresenta un eufemismo utile solo allo scopo di rimanere sui parametri dell’educazione, compone l’ennesimo attacco ipocrita, con ambizioni populiste, verso uno sport che ha dignità, valori, ed una storia che non è assolutamente un coacervo di stragi e di devianze.
E’ significativo, che la confezione di questa “violenza alla conoscenza”, porti la firma di Eugenio Capodacqua. Chi lo ha conosciuto e, dopo poco, opportunamente evitato, per la pochezza dei suoi “graffi” sul ciclismo, per il suo continuo attaccare l’atleta come unico responsabile del male che eventualmente lo coinvolge, per quel modo di proporsi a mo’ di editto, nato da un edonismo che scambia per illuminato sapere la superficialità, è portato a dire: “non poteva essere diversamente”.
Capodacqua dovrebbe studiare la boxe, prima di scrivere, nonché provare a capire quanto il “certo pubblico da Colosseo”, non stia attorno ad un ring, ma da qualche altra parte. L’umiltà però, non è nel suo dna, e Repubblica, continuando a pubblicare i suoi “editti”, per l’ennesima volta stupisce in negativo.
Maurizio Ricci
P.S. Per lavoro e incarico professionale, il triste figuro Capodacqua e, con lui, Repubblica, rappresentano purtroppo per me un capitolo......
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eretico
Ieri non ho avuto il tempo, ho scritto oggi a "La Repubblica", ecco il testo :
Salve, sinceramente faccio fatica a scrivere alla vostra mail, non stimo particolarmente “La Repubblica” come giornale, solo che ahivoi mi è stato segnalato l’articolo del signor Eugenio Capodacqua sulla morte del pugile coreano Choi !
La cosa che non capisco perché il vostro giornale, come altri invero, s’intestardisca a scrivere di Boxe, vista la vostra scarsa stima per tale sport, tale da portare ad occuparvene solo in caso di lutti nefasti e non per i, pochi invero, incontri di livello od eventi internazionali, come i mondiali dilettanti che hanno visto l’Italia ben figurare !
Poi scusate l’ironia l’elenco delle morti sul ring a mò di necrologio, pratica trita e ritrita dei giornali italiani, la potevate risparmiare ai vostri lettori, ma mi rendo conto che quando c’è negatività nello sport, come giornale, vi distinguete sempre per puntualità nel segnalare il tutto, fa più notizia e fa vendere più copie !
Porgo i miei distinti saluti nella speranza di non dover essere costretto a scrivere più mail sgradevoli al vostro giornale,
Nicola Gallo
Salve, sinceramente faccio fatica a scrivere alla vostra mail, non stimo particolarmente “La Repubblica” come giornale, solo che ahivoi mi è stato segnalato l’articolo del signor Eugenio Capodacqua sulla morte del pugile coreano Choi !
La cosa che non capisco perché il vostro giornale, come altri invero, s’intestardisca a scrivere di Boxe, vista la vostra scarsa stima per tale sport, tale da portare ad occuparvene solo in caso di lutti nefasti e non per i, pochi invero, incontri di livello od eventi internazionali, come i mondiali dilettanti che hanno visto l’Italia ben figurare !
Poi scusate l’ironia l’elenco delle morti sul ring a mò di necrologio, pratica trita e ritrita dei giornali italiani, la potevate risparmiare ai vostri lettori, ma mi rendo conto che quando c’è negatività nello sport, come giornale, vi distinguete sempre per puntualità nel segnalare il tutto, fa più notizia e fa vendere più copie !
Porgo i miei distinti saluti nella speranza di non dover essere costretto a scrivere più mail sgradevoli al vostro giornale,
Nicola Gallo
voglio però precisare che considero repubblica il miglior quotidiano in italia e che lo leggo 4-5 volte alla settimana.
salto la boxe,non necessariamente tutto lo sport dove talvolta gianni mura scrive articoli che mi piacciono molto (ma ormai la salto anche sulla gazzetta che compro tutti i giorni dalla nascita), per quella mi rifugio contento nell'oasi non solo boxe...
salto la boxe,non necessariamente tutto lo sport dove talvolta gianni mura scrive articoli che mi piacciono molto (ma ormai la salto anche sulla gazzetta che compro tutti i giorni dalla nascita), per quella mi rifugio contento nell'oasi non solo boxe...
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Bonaccorso
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Stefania Bianchini
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Ho letto sul Boxerinweb la lettera mandata da un dirigente coreano dell'Aiba a Franco Falcinelli, in cui rivela cose davvero importanti e allucinanti su quello che é successo a Seul. Al giornalista di Repubblica, anche se sono sicuro che non gliene frega niente e che non lo farà mai, sarebbe utile informarsi sui fatti da fonti adeguate, prima di scrivere str...amberie! Un quotidiano lo si giudica dal livello degli articoli e dalla capacità di documentarsi dei suoi redattori...o da cos'altro? Se constato che gli articoli sportivi non sono affidabili, mi sorge il dubbio che anche il resto non lo sia!
Stefania Bianchini ha scritto:Purtroppo non ho letto l'articolo: qualche volenteroso ha voglia di trascriverlo per intero? Grazie
Ciao Grande Campionessa!
Il testo dell'articolo nella versione web, puoi trovarlo qui:
http://www.repubblica.it/2008/01/sezion ... ttito.html
Ora provo a riportare il box di apertura:
da La Repubblica del 4 gennaio 2008, pag 52

Ciao!
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Stefania Bianchini
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Conoscendo Capodacqua per quello che fa e che recita sul ciclismo, posso confermarti che l'atteggiamento da te descritto, sarà certamente il suo.Alce Nero ha scritto: Al giornalista di Repubblica, anche se sono sicuro che non gliene frega niente e che non lo farà mai, sarebbe utile informarsi sui fatti da fonti adeguate, prima di scrivere str...amberie! Un quotidiano lo si giudica dal livello degli articoli e dalla capacità di documentarsi dei suoi redattori...o da cos'altro? Se constato che gli articoli sportivi non sono affidabili, mi sorge il dubbio che anche il resto non lo sia!
Sul resto delle pagine sportive di Repubblica, il mio personalissimo parere, mi porta a dire che, al netto della bravura e dell'umanità della grande firma di Gianni Mura, a quelle pagine, resta molto poco.
Come quotidiano non mi pronuncio....perchè di politica non voglio parlare più.... Dico solo che se al pari di Capodacqua, mandasse ad un paese conosciuto, anche il Travaglio (che è un dolore comunque simile all'agnomen, senza partorire creature....), il giornale sarebbe assai migliore.
Ciao!
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Stefania Bianchini
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Stefania Bianchini
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orson