Tommy Morrison esulta dopo aver battuto John Castle a Chester. Ap
Tommy Morrison esulta dopo aver battuto John Castle a Chester. Ap
LOS ANGELES (California), 24 luglio 2007 - Non tutti gli sportivi hanno reagito alla notizia della sieropositività con la forza d’animo di Magic Johnson (né lo si poteva pretendere). Nel 1996 Tommy Morrison aveva 27 anni, due titoli di campione del mondo dei pesi massimi (Ibf e Wbo) e un ruolo importante in "Rocky 5" già alle spalle, un cammino che il furbo Don King gli stava facendo percorrere match dopo match per arrivare al big fight contro Mike Tyson da grande rivale bianco. Poche ore prima di un incontro con Arthur Weathers a Las Vegas, il suo manager gli comunicò che il test Hiv di routine aveva dato esito positivo, cosa che annullava la sua licenza di pugile. Tre giorni dopo Morrison convocò una conferenza stampa nella quale ammise una vita sessuale molto promiscua, e sparì dalla circolazione.
DUBBI SUL TEST - Ricomparve qualche tempo dopo nelle pagine di cronaca nera, con una condanna a 14 mesi per guida in stato di ubriachezza. Morrison ha sempre negato la validità del test, sostenendo che si trattò che si trattò di un errore nel migliore dei casi, e di un piano dei promoter per levarlo di torno nel peggiore. Suoi interventi sono comparsi anche sui siti che confutano la reale esistenza dell’Aids, considerandolo piuttosto un complotto governativo. All’inizio di quest’anno, sostenendo che un nuovo test non aveva rilevato tracce del virus, ha ottenuto una licenza in Virginia tornando a combattere dopo 11 anni. Ma prima di riammetterlo sui propri ring, i più ricchi, il Nevada pretende nuovi controlli, considerando più che validi quelli del ’96. E tra un ricorso e l’altro, il caso Morrison continua.
Paolo Condò e Massimo Lopes Pegna
vabbè a parte gli errori di scrittura, l'aids è un complotto governativo e non esiste