L'ennesima serata di boxe deturpata da verdetti scandalosi mi ha convinto ad aprire un argomento dedicato. Ieri sera, nella riunione organizzata da ESPN ed imperniata sul match tra Burgos e Vazquez, si sono affrontati due pugili in cerca di conferme: Aaron Martinez e Prenice Brewer. Alla fine di otto round intensi e ben combattuti, Teddy Atlas - ed io con lui - aveva dato sette riprese a Martinez ed una soltanto - la prima - a Brewer. La vittoria di Martinez era solare; eppure, uno dei tre giudici è riuscito nell'impresa di attribuire il successo a Brewer con due punti di margine. So bene che dei due pugili in questione non importa niente a nessuno perché non si chiamano Pacquiao e Bradley, ma è proprio questo aspetto ad inquietarmi maggiormente: questo verdetto di split decision dimostra che i giudici non sbagliano sempre e solo di proposito (quando gli interessi economici in gioco e le pressioni politiche producono situazioni torbide, al limite della corruzione), ma sbagliano anche nel valutare incontri poco importanti; ciò significa che alla piaga del malaffare si aggiunge quella dell'incompetenza.
Sempre ieri, Miguel Acosta è stato derubato della vittoria contro l'imbattuto Art Hovhannisyan, che combatteva in casa. Il match è stato molto godibile, condito da due atterramenti - uno per parte - e ben combattuto da due pugili molto validi e correttissimi. Alla fine, Hovhannisyan ha vinto per split decision: uno dei tre giudici - l'unico imparziale, evidentemente - aveva quattro punti per Acosta; gli altri due, invece, avevano entrambi un punteggio di 95-93 per il californiano di origine armena.
Va da sé che la boxe non può sopravvivere a questo malcostume: se le cose non cambieranno, il disamore del pubblico per questo sport non potrà che aggravarsi.
Verdetti fasulli
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