E' vero quel che scrive Joyce Carol Oates che l'ultima delle preoccupazioni di un pugile che comincia a sanguinare gravemente e dei suoi secondi sono le ferite, ma piuttosto che il combattimento sia sospeso? lei ricorda Ray Mancini contro Bramble, che cercava disperatamente di detergersi il sangue con i guantoni dalle arcate sopracciliari, cui poi diedero 27 punti. Bramble tirò il più possibile all'occhio ferito...Ecco, mi chiedo, si insegna ad un giovane a colpire sulla ferita? perchè avevo sentito anche di uno dei secondi che era stato squalificato in un match perchè aveva invitato il suo pugile a comportarsi così.
Di solito si dice che nel tennis sia difficile combattere contro un avversario menomato, che ti si rompono gli schemi, può essere che non sia semplice anche per un pugile che vede l'altro che comincia a sanguinare?
E come si reagisce poi al proprio sangue? si dice qualcosa a questo proposito ai ragazzi in allenamento o per certe cose bisogna passarci, viverle direttamente e poi se ne parla?